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Notizie dall'Italia

Contenzioso Tributario

Offriamo la possibilità di rivendicare i vostri diritti in materia tributaria

 

Contro l’azione accertativa dello Stato, dei Comuni e in genere di tutti gli Enti impositori e i concessionari della riscossione ( Equitalia ) è possibile proporre ricorso innanzi alle Commissioni tributarie nel giudizio di merito, ed innanzi la Suprema Corte di Cassazione nel giudizio di legittimità.

Il contenzioso tributario consiste dunque nell’insieme di procedure e disposizioni che disciplinano il processo tributario, nelle diverse fasi. La più importante riforma, ancora oggi, vigente, è stata quella introdotta dal decreto legislativo 31 dicembre 1992 n. 546.

Il contenzioso tributario si articola in 2 distinte fasi di giudizio:

  • il primo grado, celebrato presso le commissioni tributarie provinciali (CTP) con sede in ogni capoluogo di provincia
  • il secondo grado – di appello – celebrato presso le commissioni tributarie regionali (CTR) con sedi nei capoluoghi di regione.

Avverso le sentenze delle commissioni tributarie regionali è ammesso il ricorso alla Suprema Corte di Cassazione.

L’oggetto del contendere è costituito dall'impugnazione, da parte del contribuente, dell’atto emesso dall'Amministrazione Finanziaria, ovvero per farsi riconoscere il diritto ad un rimborso o una agevolazione. Per effetto dell’entrata in vigore delle disposizioni del decreto legge 98/2011, per i provvedimenti impositivi di valore fino a 20.000,00 euro, emessi dall’Agenzia delle Entrate a decorrere dal 1° aprile 2012, è prevista una fase prodromica di natura amministrativa, definita “reclamo e mediazione”.

 

Gli atti avverso i quali può essere proposto ricorso sono:

  • l'avviso di accertamento del tributo;
  • l'avviso di liquidazione del tributo;
  • il provvedimento che irroga le sanzioni;
  • il ruolo e la cartella di pagamento;
  • l'avviso di mora;
  • l'iscrizione di ipoteca sugli immobili;
  • il fermo di beni mobili registrati;
  • gli atti relativi alle operazioni catastali;
  • il rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi o altri accessori non dovuti;
  • il diniego o la revoca di agevolazioni o il rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;
  • ogni altro atto per il quale la legge ne preveda l'autonoma impugnabilità davanti alle commissioni tributarie

 

COME SI FA

Il contribuente deve proporre il ricorso previa notifica all’ufficio o ente che ha emesso l’atto impositivo, nei termini indicati mediante deposito alla commissione tributaria provinciale nei successivi trenta giorni.
I termini indicati dalla legge sono sempre perentori, nel senso che l'inosservanza determina sempre l'inammissibilità.
Avvenuto il deposito presso la segreteria della commissione tributaria provinciale ha inizio la vera e propria fase processuale che prevede una o più udienze di discussione che possono tenersi in pubblica udienza, su richiesta di una delle parti, ovvero, nel silenzio delle parti in camera di consiglio.
Ciascun grado di giudizio si conclude con l’emissione di una Sentenza da parte della commissione tributaria adita.

 

CHI

Dinanzi alle commissioni tributarie provinciali e regionali (prime due fasi di giudizio), per le controversie di valore fino a euro 2.582,28 il contribuente può stare in giudizio autonomamente; le controversie di valore superiore prevedono l’obbligo per il contribuente di munirsi di assistenza tecnica. Per i ricorsi in Cassazione (Tribunale di ultimo grado) è d’obbligo l’assistenza da parte di legali iscritti nell'albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio dinnanzi la corte di Cassazione e le altre Giurisdizioni Superiori.

FAQ

È possibile ricorrere contro gli accertamenti emessi dai Comuni per la “tassa rifiuti”? per la Tares? per la Tari? per l’IMU? per l’ICI? per la Tasi? etc
Sì. Per tutti i tributi comunali è possibile l’impugnativa innanzi alle commissioni tributarie.
Il contribuente fino al valore di 2.582,28 euro può difendersi da solo, come si calcola tale limite?
Il quinto comma dell’articolo 12 del decreto legislativo 546/1992 stabilisce che il valore della lite è definito dall’importo dei tributi senza le sanzioni e gli interessi accessori, se la lite verte unicamente su sanzioni il limite è determinato dalle stesse.
Se il contribuente è indigente deve comunque nominare un difensore?
Al di sopra del limite di 2.582,28 euro l’assistenza tecnica è obbligatoria. Le disposizioni sul patrocinio a spese dello Stato assicurano ai non abbienti il diritto di agire e difendersi avanti all’autorità giudiziaria, ivi comprese le commissioni tributarie. Per ottenere l'ammissione al gratuito patrocinio non è necessario che l'istante sia nullatenente, ma è sufficiente che sia in condizioni economiche tali da non poter sopportare i costi del processo tributario; la commissione in base agli elementi forniti dal richiedente decide sulla concessione o meno del beneficio.

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